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Chi siamo

DomusDiabete nasce da un progetto comune voluto da 4 amiche Aurora, Anna, Daniela e Valentina

La nostra amicizia è nata nel 2008, ci siamo conosciute perché tutte e quattro abbiamo il Diabete di tipo1, tra di noi è nata subito un intesa, sicuramente c’era l’esigenza e la necessità di scambiarci informazioni, notizie e consigli sul diabete.

Ognuna di noi ha un passato e un approccio diverso con la malattia ma il confronto di pensieri ed emozioni ci ha aiutato anche a gestirci meglio.

In questi anni abbiamo sempre sostenuto che la conoscenza delle informazioni e il confrontarsi con gli altri è fondamentale per convivere meglio con il diabete. Ci siamo impegnate, in particolare nella regione Lazio, a conoscere altri diabetici, a cercare di aiutarli e a collaborare con i medici, infermieri e associazioni per riuscire a saperne sempre di più rispetto alla malattia.

Ci siamo rese conto che purtroppo tra noi pazienti c’è ancora troppa ignoranza e troppi tabù con i quali dobbiamo combattere.

Da qui si è sviluppata l’idea di creare un sito internet dove accogliere tutte le persone interessate a informarsi sul diabete, ma anche semplicemente a raccontare sensazioni emozioni o esperienze.

Vogliamo che DomusDiabete diventi veramente un luogo accogliente come una “casa”, dove ognuno si possa sentire libero di entrare e trovare degli amici.

Diabete: visita è ‘salvavita’, evitabili 10mila decessi anno

Fonte: RomaDailyNews

La visita dallo specialista e ‘ un ‘salvavita ‘ contro il diabete e consentirebbe di evitare circa 10mila decessi l’anno: i diabetici assistiti presso i centri di diabetologia presentano infatti una mortalità ridotta di circa il 30% rispetto ai pazienti non assistiti.

Un dato che, se esteso alla realtà nazionale, porterebbe a stimare una possibile riduzione di 10mila decessi l’anno nella popolazione diabetica in Italia.

Essere seguiti presso un centro diabetologico ha insomma un impatto ‘terapeutico’ con risultati addirittura superiori a quelli di tanti farmaci, anche se ancora circa la metà dei pazienti non riesce ad usufruire di tale servizio. A dimostrarlo sono i dati di uno studio in collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri ‘, la Regione Lombardia e la Diabetologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, pubblicato sulla rivista Nutrition e presentato al congresso nazionale ‘Panorama Diabete ‘.

Lo studio, afferma il presidente della Fondazione ‘Diabete Ricerca’ Enzo Bonora, “ha coinvolto 2 mln di cittadini fra 45 e 84 anni negli anni 2002 e 2012, di cui circa 150 mila con diabete, assistiti da 7 ASL lombarde.

E’ emerso che il rischio di morire per qualsiasi causa era ridotto del 29% in presenza di assistenza diabetologica. Una percentuale che assomiglia a quella osservata grazie all ‘impiego di alcuni farmaci che oggi consideriamo ‘salvavita ‘ come statine o sartani”.

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Diabete, un sensore sottopelle e la glicemia è sotto controllo

Fonte: Repubblica.it

A Gabriella, prima di cinque pazienti italiani, è stato impiantato un dispositivo che per 90 giorni monitora in continuo i livelli di glucosio. Che lei potrà leggere wireless sul telefonino. Ed essere avvertita quando salgono o, peggio, scendono troppo

di ELISA MANACORDA

“IL MIO diabetologo dice che sono un cavallo imbizzarrito. Ho delle tali oscillazioni della glicemia da farlo diventare matto. In effetti sono un caso complicato”. Ride Gabriella, seduta sul bracciolo di una poltrona perché non riesce a stare ferma dalla contentezza. Emozionata, a tratti commossa quando si parla del suo passato, Gabriella – 53 anni – è la prima dei cinque pazienti italiani ad aver impiantato Eversense (Roche), il dispositivo che per 90 giorni monitorerà in continuo i livelli di glucosio nel fluido interstiziale restituendo un’immagine dinamica di quel che accade nel sangue della paziente.

L’intervento. L’intervento è avvenuto il giorno prima. Ed è stato un successo. “Si tratta – spiega Giancarlo  Tonolo, direttore della struttura complessa di diabetologia della Asl di Olbia, che ha condotto l’operazione – di un sensore in materiale biocompatibile che deve essere inserito in una piccola tasca creata sottopelle, in questo caso al braccio sinistro: dieci minuti in anestesia locale, e la paziente è tornata a casa”. Sotto la manica della maglietta si vede solo un cerotto bianco e un piccolo dispositivo nero.

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